A chi andranno i voti di Vendola?
Il "calcio totale" di Renzi e il "cambiamento" di Bersani
Archiviato il primo turno delle primarie del centrosinistra con la vittoria di Pierluigi Bersani con oltre il 44 per cento delle preferenze, nella settimana che porterà al ballottaggio tra il segretario del Pd e Matteo Renzi le prime schermaglie si erano già avute durante la sera della domenica quando alle ore venti, in numerose città, c’erano ancora lunghe code di persone ai seggi in attesa di votare. Colpa, secondo il sindaco di Firenze, di chi non lo ha ascoltando sostenendo che il numero di seggi previsti fosse sufficiente. Dopo avere parlato per ore di "quattro milioni di votanti" oggi Nico Stampo, coordinatore nazionale delle primarie del centrosinistra, ha affermato che in realtà i votanti sono stati “tre milioni e centomila”. Ascolta il commento di Claudio Cerasa - Leggi Polemiche sui risultati. Renzi: "Dati ufficiosi, vorremmo quelli ufficiali" - Leggi I primi messaggi di Bersani a Vendola
13 AGO 20

Archiviato il primo turno delle primarie del centrosinistra con la vittoria di Pierluigi Bersani, nella settimana che porterà al ballottaggio tra il segretario del Pd e Matteo Renzi le prime schermaglie si erano già avute durante la sera della domenica quando alle ore venti, in numerose città, c’erano ancora lunghe code di persone ai seggi in attesa di votare. Colpa, secondo il sindaco di Firenze, di chi non lo ha ascoltando sostenendo che il numero di seggi previsti fosse sufficiente. Dopo avere parlato per ore di "quattro milioni di votanti" oggi Nico Stampo, coordinatore nazionale delle primarie del centrosinistra, ha affermato che in realtà i votanti sono stati “tre milioni e centomila”. Cifre che hanno comunque riempito di soddisfazione Pierluigi Bersani, il quale nel corso di una conferenza stampa da Piacenza ha definito le primarie “una promessa anche per il futuro” su cui continuare a lavorare e “insistere nella chiave della partecipazione e di un messaggio veritiero”.
I risultati, ancora ufficiosi (è attesa per le 18 la comunicazione dei dati ufficiali), danno Bersani al 44,9 per cento seguito da Renzi con il 35,6 per cento e da Nichi Vendola attestatosi al 15,6 per cento. Più staccati gli altri due candidati, Laura Puppato e Bruno Tabacci. E sono queste cifre, diffuse dal comitato nazionale del Pd, che il comitato di Renzi contesta affermando, non prima di aver ringraziato “tutti i volontari per il lavoro svolto stanotte”, che nei dati in loro possesso il margine tra i protagonisti del ballottaggio di domenica sarebbe più ridotto, con Bersani al 43,8 per cento e il sindaco di Firenze al 38,8 per cento. Cinque punti quindi, e non i nove dei risultati ufficiosi. In attesa di sapere se tutti i verbali dei novemila seggi saranno messi on line – questa la richiesta del comitato di Renzi “per rispetto a chi ha fatto ore di coda” – dal comitato di Bersani è partito l’invito rivolto al sindaco di Firenze “di non rovinare una giornata di festa con inutili e pretestuose polemiche”.
Se per il ballottaggio di domenica Pierluigi Bersani ha insistito sulla parola “cambiamento”, “che non si fa a chiacchiere, ma bisogna che avvenga su dei fatti, accettando delle sfide e questa sarà la chiave delle cose che andrò a dire e dirò agli italiani”, una stoccata al suo rivale il segretario del Pd l’ha già fatta arrivare: per Bersani Matteo Renzi ha “un difettuccio che va corretto: dice ‘noi’ e ‘loro’, ma c’è solo ‘noi’, siamo tutti noi, siamo questa grandissima squadra”. Puntuale è arrivata la replica di Matteo Renzi, che durante una conferenza stampa a Firenze ha ribadito che fino a domenica “continuerò a dire ‘noi’ e ‘loro’, perché la squadra è la stessa ma con allenatori diversi: uno per il catenaccio, l’altro per il calcio totale. Con me – ha detto Renzi – D’Alema e Bindi restano in panchina. E questo riguarda tante altre piccole scelte”.
Il ballottaggio di domenica presenterà anche un’altra incognita: a chi andranno i voti raccolti da Nichi Vendola? Anche se il governatore della Puglia si è impegnato “a non farmi vincere questo non significa che il travaso dei suoi voti vada tutto su Bersani", ha detto Matteo Renzi secondo cui “l’elettore di Vendola cerca il cambiamento ed è naturale che voglia una profonda rottura nel gruppo dirigente del centrosinistra”. Ottimista al riguardo è sembrato anche Pierluigi Bersani che pur senza voler voler “aprire tavoli o tavolini” dice di avere in comune con Vendola “evidenti punti di assonanza e convergenza come la centralità del lavoro e la precarietà".
I risultati, ancora ufficiosi (è attesa per le 18 la comunicazione dei dati ufficiali), danno Bersani al 44,9 per cento seguito da Renzi con il 35,6 per cento e da Nichi Vendola attestatosi al 15,6 per cento. Più staccati gli altri due candidati, Laura Puppato e Bruno Tabacci. E sono queste cifre, diffuse dal comitato nazionale del Pd, che il comitato di Renzi contesta affermando, non prima di aver ringraziato “tutti i volontari per il lavoro svolto stanotte”, che nei dati in loro possesso il margine tra i protagonisti del ballottaggio di domenica sarebbe più ridotto, con Bersani al 43,8 per cento e il sindaco di Firenze al 38,8 per cento. Cinque punti quindi, e non i nove dei risultati ufficiosi. In attesa di sapere se tutti i verbali dei novemila seggi saranno messi on line – questa la richiesta del comitato di Renzi “per rispetto a chi ha fatto ore di coda” – dal comitato di Bersani è partito l’invito rivolto al sindaco di Firenze “di non rovinare una giornata di festa con inutili e pretestuose polemiche”.
Se per il ballottaggio di domenica Pierluigi Bersani ha insistito sulla parola “cambiamento”, “che non si fa a chiacchiere, ma bisogna che avvenga su dei fatti, accettando delle sfide e questa sarà la chiave delle cose che andrò a dire e dirò agli italiani”, una stoccata al suo rivale il segretario del Pd l’ha già fatta arrivare: per Bersani Matteo Renzi ha “un difettuccio che va corretto: dice ‘noi’ e ‘loro’, ma c’è solo ‘noi’, siamo tutti noi, siamo questa grandissima squadra”. Puntuale è arrivata la replica di Matteo Renzi, che durante una conferenza stampa a Firenze ha ribadito che fino a domenica “continuerò a dire ‘noi’ e ‘loro’, perché la squadra è la stessa ma con allenatori diversi: uno per il catenaccio, l’altro per il calcio totale. Con me – ha detto Renzi – D’Alema e Bindi restano in panchina. E questo riguarda tante altre piccole scelte”.
Il ballottaggio di domenica presenterà anche un’altra incognita: a chi andranno i voti raccolti da Nichi Vendola? Anche se il governatore della Puglia si è impegnato “a non farmi vincere questo non significa che il travaso dei suoi voti vada tutto su Bersani", ha detto Matteo Renzi secondo cui “l’elettore di Vendola cerca il cambiamento ed è naturale che voglia una profonda rottura nel gruppo dirigente del centrosinistra”. Ottimista al riguardo è sembrato anche Pierluigi Bersani che pur senza voler voler “aprire tavoli o tavolini” dice di avere in comune con Vendola “evidenti punti di assonanza e convergenza come la centralità del lavoro e la precarietà".